Dedico questo post a me stessa e alle amiche mamme virtuali con le quali ultimamente sto intrattendendo delle discussioni e dei "twittaggi" interessanti riguardo i corsi preparto e, specialmente, il periodo del post-parto, in cui moltissime donne vivono un senso di abbandono e/o insicurezza, dettato dal fatto sostanziale che ci si ritrova in casa, con in braccio un pupo e in testa tanti perchè sul da farsi.
![]() | |
| (found on Pinterest) |
Sembra una casualità quello che mi è successo stamane, recandomi in ospedale per il penultimo esame da effettuare. Mentre cammino nel lungo corridoio ospedaliero mi domando se il referto sarà pronto prima che il piccolo decida di nascere. Si sa, nella vita la questione tempistica è ignota quasi ovunque... Arrivo alla meta, mi accomodo nella sala d'attesa, felice (di riuscire per una volta a trovare un posto libero dove posare le mie rotondità). Dopo dieci minuti si avvicina una ragazza in camice, sembra avere su per giù la mia età, che con fare garbato, si presenta come la psicologa incaricata di sottoporci un test relativo alla depressione post parto. Mmm... la cosa mi incuriosisce. Ma appena domanda "chi è la prima che vuole provare?" torno indietro nel tempo, all'incirca di dieci anni, e mi rivedo al liceo, quando la prof. di matematica scorreva il dito sul registro e i suoi occhi fuori dalle orbite ci schedavano, come per cercare di ricordare chi ancora dovesse essere interrogato e io, nascosta dal libro, venivo sempre attaccata e affondata, proprio come nel gioco della battaglia navale (dove matematicamente perdevo sempre). Nessuna quasi mamma gioiva per entrare, ma sia io che la giovane psicologa sapevamo che sarebbe toccato a me. Volevo saperne di più. Mi fa accomodare davanti a una scrivania e mi spiega brevemente il tutto. Intorno alla 38esima settimana di gestazione, può essere somministrato un test, chiamato di Edimburgo, noto a tutti quelli del settore psicologico. Attraverso dieci domande a risposta multipla si cerca di valutare l'eventuale insorgenza di una depressione post parto. L'esito della scala di Edimburgo però non è da considerarsi fondato ma è puramente indicativo. Per questo, se il punteggio del test supererà una determinata soglia (maggiore di 12) il rischio di depressione andrebbe considerato (questa parte ovviamente non è stata citata dalla florida analista mentale, ma l'ho trovata io attraverso un'accurata ricerca sul web). L'ospedale mette così a disposizione una psicologa per un colloquio di aiuto su come fronteggiare insicurezze e stati di ansia subito dopo la nascita del bambino. So bene che le domande dei questionari sono formulate tenendo presente una certa logica di cui l'esaminato non è a conoscenza. Se mi guardo dentro non penso di avere i sintomi di depressione post parto e credo che alcune domande a cui ho risposto infelicemente erano legate a fatti ed eventi particolari, capitati sfortunatamente in questo periodo delicato, come ad esempio un triste lutto e che durante la gravidanza forse vengono vissute amplificate. Così, se sarò chiamata in causa ad un ipotetico colloquio successivo, questa cosa emergerà. Ma a prescindere dall'esito del questionario, mi ha fatto piacere discutere con la psicologa e sapere che qualcosa forse si è mosso in funzione delle problematiche relative al post parto. Mi ha confermato quindi che alcuni ospedali (ma perchè non tutti?!) mettono a disposizione, in maniera del tutto gratuita, personale con cui effettuare colloqui e prevenire i disturbi di depressione post parto che sono molto diffusi e quindi si sta cercando di ovviare al problema. Mi accennava l'esempio di una mamma e della sua crisi principale: non riuscire più a fare la spesa. Io credo che tutte le future mamme si trovino a fronteggiare delle difficoltà, nessuna esclusa. Dunque mi domando: perchè non approfondire davvero questa sfera, che ha davvero bisogno di essere ampliata? Depressione post parto ok, ma anche organizzazione di una nuova vita, di una nuova quotidianità, di dubbi e incertezze da fronteggiare. Non voglio criticare gli psicologi, loro seguono il proprio lavoro, ma perchè non dare spazio anche a tutta l'area del post-parto, senza dover attendere un'eventuale depressione? Si leggono articoli, se ne parla ovunque, le mamme lo invocano... E allora? Cosa aspettano a organizzare dei semplici corsi?
Sì mamme avete ragione... Non ci sono ancora passata ma vi do ragione.
C'è bisogno.
